Periferie europee: origini, conseguenze e possibili soluzioni.

Periferie europee: origini, conseguenze e possibili soluzioni.

“La forza senza Giustizia è tirannia. La Giustizia senza forza è inerme. Incapaci di aver fatto forte ciò che è giusto, abbiamo fatto giusto
ciò che è forte.”

Blaise Pascal

Dall’avvento della società di massa del diciannovesimo secolo, le aree suburbane hanno funzionato da miniere di capitale umano per le città, le quali necessitano di molto personale che lavori per vari servizi urbani e compagnie private. Una delle spaccature sociali che si sono formate sin dall’inizio di questa riorganizzazione umana è la differenza tra centro e periferia1. Il centro è teatro di sviluppo urbano, nonché dimora dei “padroni”, dei datori di lavoro; la periferia, invece, ospita un’alta densità di popolazione con basso reddito, i cosiddetti “servi”. Questa retorica semantica di “servi” e “padroni”, di “capitale umano” e di “personale” ha contribuito a modellare la percezione generale dell’utilità produttiva di un individuo in rapporto alla sua utilità sociale. Così, in pochi anni, si sono create delle categorie di persone “non idonee” alla società in quanto non abili a mantenere gli standard di questa nuova economia. 

 

Sebbene oggi sia chiaro che la società non si divide più in questi termini così secchi, non è da dimenticare l’origine dell’organizzazione urbana in cui viviamo. Non ci sono più le stesse diversità sociali, ma le città sono costruite con un’ingegneria civile adattata a un modello economico, anziché antropologico. Zone ad alta densità esterne alla cinta cittadina comportano che, anche a distanza di un secolo, non ci siano abbastanza opportunità economiche per soddisfare i bisogni di tutti gli abitanti di queste aree. Di conseguenza, mentre le città si sviluppano dal centro verso l’esterno, le periferie migrano ulteriormente nella stessa direzione, senza mai scomparire del tutto2. Pertanto, questo “moto sociale” è perpetuo, intuitivamente non risolvibile senza un radicale cambiamento del modello economico e urbano che caratterizza le città europee.

 

Periferie Italiane

 

Stando ai dati demografici dell’Unione Europea3 (28 Stati, 2014), 122 milioni di persone sono a rischio povertà ed esclusione sociale. Questo dato rivela che il 24.4% degli europei vive in condizioni di vita non ottimali; incrociando questa informazione con la percentuale di persone che non possono permettersi beni ed attività comuni (privazione materiale), cioè il 9.3%, e il tasso di disoccupazione, al 10,2%, si rivela un mondo quasi sconosciuto ai più. Analizzando i grafici dettagliati del rapporto “Urban Europe – statistics on cities, towns and suburbs” redatto dall’UE, si nota come gli Stati del Nord Europa, i Paesi Bassi e il Lussemburgo si distinguono per eccellenza in queste statistiche. I problemi legati alla povertà ed alle periferie sono tipici del Sud e dell’Est europeo, zone nelle quali si verificano anche più crimini e delitti di vario genere. Sebbene sia logicamente errato affermare che una maggiore povertà porti a un aumento della criminalità, non lo è dedurre che ogni individuo cerca di sopravvivere in ogni modo possibile, se necessario anche sfidando la legalità.

 

L’impotenza dello Stato centrale di controllare e riqualificare le zone periferiche delle città porta alla formazione di “zone grigie” nelle quali organizzazioni crepuscolari si sostituiscono alle autorità legali. Queste organizzazioni sono illegali ma spesso percepite legittime da una parte della popolazione locale perché danno un’opportunità di vita migliore rispetto a quella non pervenuta dallo Stato. Naturalmente, non avendo queste organizzazioni una natura legale, l’utilizzo della forza arbitraria è lo strumento più utilizzato per garantire il controllo del territorio4. Le mafie e il narcotraffico sono le strutture più complesse e celebri: si sono rafforzate nella completa assenza delle autorità statali nel prevenire le cause che portano migliaia d’individui ad aderire a queste organizzazioni. Altri fenomeni più piccoli, come lo spaccio locale di sostanze stupefacenti oppure i furti sono anch’essi conseguenze di quest’assenza, da non sottovalutare siccome bacino di fruizione delle organizzazioni più grandi.

 

C

 

Come affrontare questo fenomeno così longevo e distruttivo? Di certo, convincere gli Stati ad adottare soluzioni non è il metodo più rapido, e, probabilmente, nemmeno quello più efficace. Sicuramente le autorità centrali dispongono di molti mezzi e risorse per intervenire su larga scala, ma la distanza culturale e l’assenza prolungata delle istituzioni sono ostacoli molto difficili da superare. Scegliere di affrontare il problema “dal basso”, cioè dall’interno delle periferie stesse, può essere una strategia migliore.

 

Scegliere di affrontare il problema “dal basso”, cioè dall’interno delle periferie stesse, può essere una strategia migliore

 

Per farlo, è necessario capire il processo logico che spinge un singolo individuo a fare delle scelte promotrici d’illegalità. Senza dubbio la disoccupazione, la sovrappopolazione e la privazione materiale sono elementi che influiscono drasticamente nel processo decisionale degli individui. Ma cosa porta una persona a scegliere di delinquere anziché studiare, ad esempio? L’elaborazione di un metodo di analisi del processo cognitivo delle società delle periferie aiuterebbe ad identificare le logiche fallaci più presenti nelle zone di studio, osservando in che modo questi elementi del processo decisionale possano creare un comportamento dannoso in primis per i diretti interessati e, in seguito, per la società e per lo Stato. Una volta individuati questi dati, è necessario ricercare se gli stessi sono presenti in altre periferie italiane, e, qualora si verificasse questa ipotesi, fare lo stesso per quelle europee ed internazionali.

Questo tipo di ricerca mira ad andare a correggere e migliorare il processo razionale nelle società suburbane, con l’obiettivo di riuscire a ridurre drasticamente i comportamenti contrari alla legge, e, allo stesso tempo, di creare nuove opportunità di crescita economica, culturale ed educativa grazie al miglioramento delle capacità razionali individuali e collettive.

 


 

Fonti:

1. Lipset, S. M., Rokkan, S. (1967) Party systems and voter alignments: cross-national perspectives. Free Press.

2. Jackson, Kenneth T. (1985) Crabgrass Frontier: The Suburbanization of the United States, New York: Oxford University Press.

3. Eurostat (2016) Urban Europe. Statistics on Cities, Towns and Suburbs, Luxembourg: Publications office of the European Union.

4. Lund, C. (2006): ‘Twilight Institutions: Public Authority and Local Politics in Africa’, Development and Change 37(4): 673–705.

 

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Simone

Written by Simone

Sono appassionato di diritti digitali e privacy, società civile e storia. Studio Human Security presso l’Università di Århus, in Danimarca, della quale apprezzo la cultura e il modo di vivere.
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