Diario di un nomade: Amsterdam – Marzo/Aprile 2017

Diario di un nomade: Amsterdam – Marzo/Aprile 2017

Mi chiamo Simone Bordignon Ròżycki, sono metà italiano e metà polacco. Ho pianificato di vivere come un nomade per i prossimi dieci anni della mia vita, spostandomi di paese in paese e cercando lavoro, soprattutto come barman. Scrivo delle mie esperienze cercando di condividere la mia esistenza nei suoi aspetti più intimi. Questo diario sarà un possibile punto di condivisione, crescita, incontro e conoscenza tra me e voi lettori. Il resto lo scoprirete leggendo…
Hasta la vista chicos!  

 

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Leggi gli altri episodi del “Diario di un Nomade”: Episodio 1Episodio 2

 


 

Finalmente è arrivata quella sensazione che mi fa capire che sono pronto a scrivere.

 

Sono due settimane che aspetto questo momento! Ci sono delle scadenze a volte che mi mettono sotto pressione e quindi attendo con il fiato sospeso che questo attimo di illuminazione arrivi. È il 24 aprile e sono di riposo. Lavoro dal 17 di marzo come barman e mi sono immerso così tanto nel mio lavoro da mettere temporaneamente da parte gli altri impegni. Faccio sempre orario di chiusura, l’ora in cui vado a letto si aggira tra le tre e cinque del mattino, complice anche BoJack Horseman su Netflix, quindi per il resto mi rimane poco tempo. Il sesso e l’arte sono le mie due principali valvole di sfogo oltre che andare fuori con donna e amici a fare baldoria.

 

Credit: Annemarie Dekker

Credit: Annemarie Dekker

Vivo ad Amsterdam. Che storia!

 

Questa città è un altro centro del mondo, qui si possono incontrare persone di tutte le etnie, con un percorso di vita alle spalle unico e personale.
Ieri al bancone del mio bar c’era un boscaiolo, Dean, credo fosse Dean. Ultimamente ho qualche problema a ricordare i nomi. Dean è venuto qui dagli Stati Uniti, era stanco del suo impiego, sentiva il bisogno di trascorrere qualche settimana in Europa per trovare se stesso. Dopo un Bullet Burbon con Fever Tree Ginger Beer mi ha rivelato di avere la sensazione di essere stato un guerriero nelle vite precedenti e che quindi ha deciso che si unirà all’esercito appena farà ritorno a casa. Mi è venuto in mente Kerouak, in particolare il suo romanzo “Viaggiatori del Dharma”, che avevo letto ad Ibiza, dove in alcune righe quasi mitizzava la figura del taglialegna, io invece, dietro alle spillatrici, ho avuto modo di sperimentare il contrasto con la figura reale di un uomo che stanco della sua routine sceglie di uccidere completi sconosciuti per la patria. Tutto molto lontano da quelle pagine.

 

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Il Barman è il più vecchio mestiere subito dopo la puttana!

 

Ci sono tre categorie di clienti, quelli che si siedono al tavolo, quelli che vengono a ordinare al bancone per poi andare a sedersi e quelli che scelgono di stare al bancone; con gli utlimi due si hanno sempre le conversazioni più interessanti. Sempre ieri ho servito una coppia di Indiani di Bombay, lei ha preso un Pernod Pastis e lui una birra Double della Brouwetij’tij. Da gennaio sto disegnando tutto quello che mi viene in mente su di un album tascabile. Per adesso ho realizzato 81 pagine. Ultimamente presento questo piccolo album nero dicendo che è la mia anima. È qualcosa che per me ha un valore estremo e che molto spesso mi piace mostrare alle persone che ritengo interessanti soprattuto quando dopo essermi presentato come Nomade Artista Barman mi viene rivolta la domanda: “Che genere di arte produci?”.

 

La biro che io uso per disegnare, le spillatrici che utilizzo per riempire i bicchieri di Heineken, Moretti e Brandt, sono macchine.

Con la coppia di indiani è andata così! Dopo essersi goduti gli 81 disegni, sulla pagina numero 83 (perché la 81 è vuota e nella pagina 82 c’è un teschio) hanno letto la parola Yantra. L’uomo Indiano mi ha detto che in Sanscrito significa Macchina. La biro che io uso per disegnare, le spillatrici che utilizzo per riempire i bicchieri di Heineken, Moretti e Brandt, sono macchine.
Avevo appuntato questa parola dopo la mostra sulla Body Art che avevo visto al Troopen Museum, è il nome di un tatuaggio sacro che viene fatto a mano con un ago intriso d’inchiostro, ha uno stile preciso e viene realizzato soprattutto in Tailandia. La conoscenza è un puzzle tridimensionale, ogni volta che trovo un pezzo mancante per pura casualità mi eccito, come quando da bambino aiutavo mia nonna in Polonia con i suoi puzzle giganti, la stessa sensazione che ho avuto subito dopo aver saputo cosa significasse Yantra.

 

 

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Il posto di lavoro dista parecchio da casa e ad Amsterdam è assolutamente necessario avere una bicicletta, la mia ha una storia interessante!

 

Qui è un classico comprarla per strada, spesso dai Junkie, in Spui davanti alla Oude Lutherse kerk. Sono uscito a bere un paio di birre con Nico, il mio supervisor metà francese e metà italiano e con la mia Dea Caraibica. Quel paio di birre sono quadruplicate e al loro numero si sono aggiunti altrettanti shot. Eravamo seduti al Bloemenbar, posto in cui ci ritroviamo più spesso. Non contenti della nottata passata a fare festa ci siamo spostati a casa di Nico, appena fuori dal locale ho adocchiato questo tizio con una bici bianca, ero abbastanza brillo.
Il tizio mi ha guardato, era un Junkie:
- Do you like it? Ten euro! -
Mi sono voltato dall’altra parte per nessuna ragione razionale. Siamo arrivati in piazza perché la mia donna doveva prendere la sua bici dal momento che ci stavamo spostando da un’altra parte e ho di nuovo visto la stessa bici e lo stesso tizio, con voce sbiascicante ho detto:
- Give me that bike! -
– Ten euro man! -
Nico mi ha consigliato di provarla, sono saltato in sella subito dopo, era tutto regolare, anche il mio equilibrio. Io avevo un pezzo da venti, ho chiesto alla mia donna se avesse da cambiare ma ancora prima che lei potesse anche solo rispondere, Nico ha tirato fuori i soldi dalla sua tasca e pagato la bici.
- I want to pay your first bike in Amsterdam so you will remember this crazy story every time you will use that bike! -
Ha detto first bike perché in questa città non hai mai la certezza di ritrovarla dove la leghi.
- Got it! Thank you Bro. Fuck yeah I have a bike, finally! -
Alle volte sono un po’ scurrile.

 

 

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Nico mi ha consigliato di provarla, sono saltato in sella subito dopo, era tutto regolare, anche il mio equilibrio.

Qualche istante dopo siamo passati davanti a due poliziotti in bicicletta, sarebbe bastato qualche secondo e loro ci avrebbero potuto cogliere sul fatto. Sono passato con la bici davanti ai due agenti con una certa disinvoltura, per fortuna non mi sono messo a fischiettare. È illegale comprare le bici per strada. Spesso di notte ci sono persone che ti sfrecciano vicino in bici bisbigliandoti il prezzo al volo. Ci sono biciclette in questa città che hanno visto cose che noi umani non passiamo immaginare.

 

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Amsterdam non è solo Red Light District e coffeshop, è un centro del mondo pulsante, un luogo dove puoi essere te stesso, vestirti giallo canarino dalla testa ai piedi senza destare quasi alcuna attenzione se non quella dei turisti. La provenienza, l’orientamento sessuale oppure il credo sono visti come elementi che arricchiscono una persona, che la rendono unica, bella, da scoprire. Se state pensando di abbandonare la vostra routine e di andare a vivere da qualche altra parte, bene, fatelo, perché il mondo là fuori è ricco ed eccitante e balla al ritmo dei nostri cuori, un’orchestra di cui facciamo parte inconsapevolmente, una sinfonia planetaria che non smette mai di suonare. Seguite i vostri sogni, sempre, e il vostro cuore batterà a ritmo!

 

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Simone Bordignon Różycki

Written by Simone Bordignon Różycki

Classe 91. Nato a Vercelli il 29 di aprile. Metà Italiano e Metà Polacco. Free Lancer, Artista, Bartender, Mondonauta. Ama follemente viaggiare, scrivere, disegnare, leggere e fare cocktails.
Website: https://www.facebook.com/simonthehitchhiker

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