Diario di un nomade: Amsterdam – Novembre 2016

Diario di un nomade: Amsterdam – Novembre 2016

Mi chiamo Simone Bordignon Ròżycki, sono metà italiano e metà polacco. Ho pianificato di vivere come un nomade per i prossimi dieci anni della mia vita, spostandomi di paese in paese e cercando lavoro, soprattutto come barman. Scrivo delle mie esperienze cercando di condividere la mia esistenza nei suoi aspetti più intimi. Questo diario sarà un possibile punto di condivisione, crescita, incontro e conoscenza tra me e voi lettori. Il resto lo scoprirete leggendo…
Hasta la vista chicos!  

 

Simone “Simon the Hitchhiker” è su Facebook e Instagram

 


 

Sono le 02:56 e non riesco a prendere sonno.

 

In questi anni mi sono trasformato in una persona notturna ed in questi giorni lo sono particolarmente. Il mio inconscio è mosso come l’oceano, i miei sogni agitati e ricchi di dettagli, la mia testa trabocca di pensieri e il dialogo interno non conosce interruzioni. Sono arrivato ad Amsterdam il 24 di ottobre, secondo le mie vecchie previsioni sarei già dovuto essere ripartito, ma come spesso succede i piani sono cambiati in itinere… Così, proprio in questi giorni, ho deciso che mi tratterrò qui ancora per un po’.

 

Mettete in uno shaker qualche settimana passata ad Amsterdam, aggiungete una fialetta di sangue italiano e una di sangue polacco, tre cubetti di freddo olandese, una goccia di sofferenza, qualche sostanza a vostra scelta che è meglio non menzionare alla brava gente o in famiglia e due once di passione caraibica. Shakerate il tutto con intensità, versate il contenuto sulle pagine bianche di un taccuino, guarnite con un bel vaffanculo gridato ad alta voce sotto la pioggia fredda e con un dado a venti facce: avete ottenuto l’Amsterdam Inc.

 

Simon - amsterdam

Foto di Simone Bordignon Różycki

 

 

Per la prima settimana ho frequentato il Latei café, nella via di Chinatown vicino al Nuovo Mercato.

 

Quel posto aveva un qualcosa dell’Est Europeo, forse l’odore, forse l’arredamento… Oppure ero io ad essere confuso riguardo la mia esatta posizione geografica. Sono entrato nel caldo accogliente del locale lasciandomi alle spalle il freddo e la folla della strada: il luogo ideale, fonte della giusta ispirazione per scrivere sulla carta usurata del mio blocco note. Per fortuna avevo già imparato a riempire un block notes prima di iniziarne uno nuovo.

 

Ho cercato di imprimere nella mente i dettagli di questi momenti per portarli dentro di me il più a lungo possibile

 

Ho passato ore lì dentro, seduto al tavolo, sorseggiando un caffè oppure un infuso alla menta. I palmi delle mani sudati, stringevo la penna con la grazia con cui un macellaio brandisce la mannaia nell’atto di affettare pezzi di carne morta, alzando ogni tanto la testa per guardarmi attorno nella luce calda dell’ambiente, come per riprendere fiato. Osservavo le persone sedute ai tavoli parlare olandese, prestavo attenzione al rumore delle tazzine che cozzavano, a quello della lavastoviglie che veniva chiusa e messa in funzione, alla musica anni 60/70 in sottofondo, che faceva atmosfera, numerosi lampadari pendevano dal soffitto, la porta ogni tanto veniva aperta e chiusa lasciando che per un attimo i rumori della strada risuonassero all’interno. Ho cercato di imprimere nella mente i dettagli di questi momenti per portarli dentro di me il più a lungo possibile, come sono solito fare.

 

In tutto ciò, quei pomeriggi, ero raffreddato.

 

La storia del raffreddore merita una parentesi: ero raffreddato perché quando ancora abitavo nel palazzo in cui viveva Rudy, non potevo farmi una doccia se non sul tetto, nudo, al freddo e al gelo che neanche Gesù bambino. E non c’era una doccia nell’appartamento in cui mi sono accampato perché lo stesso sarebbe presto diventato un ufficio. Per questo ero fiacco, mi limitavo a tirare su con il naso e a bere qualcosa di caldo. Ho passato al Latei una buona parte della mia prima settimana olandese, quando ancora vagavo per le strade lungo i canali alla ricerca di qualcosa, qualcuno.

 

Il pianoforte della stazione era un punto strategico per incontri stimolanti.

 

Simon - amsterdam

Foto di Simone Bordignon Różycki

 

 

Durante quei giorni passeggiavo per conoscere la città, vagavo senza una meta per farmi conoscere dai muri silenziosi, sfondo romantico e malinconico per quella minuscola frazione del cortometraggio che chiamiamo vita. Il pianoforte della stazione centrale era un punto strategico per incontri stimolanti. Per cominciare, lì ho conosciuto due musicisti talentuosi, Norbert e Terry. Il primo era un artista sensibile, pianista e cantante; nato in Olanda ma con la voglia di partire, osare, lasciare la comfort zone. Il secondo era di New York e mi ha raccontato di aver suonato con numerosi talenti, tra cui Miles Davis; mi ha poi spiegato di essere venuto ad abitare in Europa a causa dei problemi con la censura in America. Voleva essere un artista libero.
Sempre lui, poco dopo avermi conosciuto, ed aver esordito con un diplomatico “Sarò anche arrogante, ma ho sempre ragione…” mi ha consigliato di prendere lezioni di recitazione.
Mi ha citato alcuni esempi di attori famosi divenuti tali nonostante avessero solo le basi o neanche quelle. Ho addirittura pensato che un giorno, chissà… Forse prenderò in considerazione il suo consiglio.

 

Dopotutto dietro il mio viaggio c’è sempre e comunque un’idea di ricerca e di conoscenza più approfondita delle mie potenzialità.

 

Una sfida quotidiana che mi tempra e mi stimola a non pormi limiti. Dopo Terry e Norbert, mi sono recato spesso al pianoforte. Sempre lì, una sera, ho incrociato gli occhi di una meraviglia caraibica. I nostri occhi, poi, hanno continuato a danzare, mentre le dita di un ragazzo ballavano sui tasti del piano. In quel momento mi è venuto spontaneo cantare di lei. Proprio lei che in questo preciso momento dorme qui accanto. Sento il ritmo del suo respiro mentre seduto al tavolo scrivo, illuminato dalla luce della cucina, perché continuo a non riuscire a prendere sonno.

 

Quella sera sulle note del pianoforte vicino cui l’ho incontrata, la prima mossa l’ha fatta lei: si è avvicinata dandomi un fiore rosa e un foglietto di carta con su scritto il suo numero di telefono. Io la sera stessa le ho mandato un messaggio, invitandola per un caffè il giorno seguente. Ed ora eccola qui. Ma l’aspetto più curioso del fatto che sono arrivato ad Amsterdam, è come ho deciso di venirci: mi trovavo ancora a Tongeren, in Belgio, nella caverna di Phil con altri tre amici di lui. Stavamo bevendo e fumando mentre loro si davano il cambio alla console.

 

Ad un certo punto della serata eravamo tutti seduti attorno al tavolo ed io stavo spiegando loro la mia indecisione sulla prossima mossa. Ho deciso perciò di lanciare il mio dado portafortuna a venti facce, quello regalatomi da Benito, un mio carissimo amico, prima della mia partenza per Ibiza. Ciascuno di loro è stato invitato da me a scegliere un numero da uno a venti e di associarlo a una meta a scelta tra Amsterdam e Wrocław (Polonia). Il sorteggio tra i ragazzi risultava in 19, 15 e 13, tutti e tre puntati su Wrocław, mentre il 16 era stato assegnato ad Amsterdam.
Ho lanciato il dado tra le bottiglie di birra vuote, numero sedici al primo lancio.

 

“Perfetto, vada per Amsterdam!”

 

Simon - Amsterdam

Simon pronto alla partenza

 

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Simone Bordignon Różycki

Written by Simone Bordignon Różycki

Classe 91. Nato a Vercelli il 29 di aprile. Metà Italiano e Metà Polacco. Free Lancer, Artista, Bartender, Mondonauta. Ama follemente viaggiare, scrivere, disegnare, leggere e fare cocktails.
Website: https://www.facebook.com/simonthehitchhiker

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